Blog del tavolo “formazione e istruzione”

12 comments

  1. Segreteria Tecnica -

    Buongiorno a tutti,
    questo è lo spazio blog riservato ai partecipanti al tavolo della formazione e istruzione.

    Al fine di rendere proficuo il prossimo incontro previsto nei giorni 30 e 31 ottobre, vi chiediamo in questi 15 giorni di iniziare a lavorare su due aspetti:
    1- verifica delle priorità dei progetti (vedi documento “gerarchia dei progetti”) e analisi della fattibilità di ciascun progetto indicando nella tabella il grado di fattibilità (bassa, media, alta).
    2- iniziare a lavorare sulle schede progetto delle azioni prioritarie (scaricabili nella sezione schede progetto del tavolo di lavoro) in particolar modo sui contenuti e sui soggetti coinvolti e da coinvolgere.
    3- Verificare la coerenza dei progetti con le scelte sovraordinate.

    Per qualsiasi commento, opinione ed osservazione utilizzare il presente spazio blog mentre per l’invio di documenti vi chiediamo di utilizzare la casella mail segreteria@pianodisviluppodelcanavese.it; la segreteria provvederà a caricarli nella sezione apposita.

    Grazie per la collaborazione
    La Segreteria Tecnica del Piano di Sviluppo del Canavese

  2. Segreteria Tecnica -

    Buongiorno a tutti,
    vi avvisiamo che da oggi avete accesso a tutte le 5 sezioni dei tavoli tematici.

    In giornata vi invieremo l’agenda giornaliera del terzo incontro programmato previsto nelle date 30 e 31 ottobre.

    Vi chiediamo di iniziare a lavorare sul materiale caricato ed in particolare sui seguenti temi:
    – verifica della priorità dei progetti per importanza strategica del territorio (documento gerarchia dei progetti)
    – verifica dei progetti fattibili individuando per ciascuno il grado di fattibilità basso, medio, alto (integrando il documento gerarchia dei progetti).
    – integrare le schede progetto

    Saluti
    La Segreteria Tecnica

  3. Suman Alessandro -

    Buongiorno,

    in riferimento a quanto espresso dalla segreteria tecnica, vorrei sapere se dobbiamo modificare liberamente le schede progettuali (ammesso che questo sia possibile ) o se dalle discussioni saranno presi gli spunti più utili alle integrazioni delle stesse.

    Grazie per la collaborazione.

    • Segreteria Tecnica -

      Potete scaricare e integrare le schede progettuali e successivamente inviarle alla segreteria la quale provvederà a mettere a sistema tutti gli spunti ricevuti in un unico documento.

  4. Suman Alessandro -

    Buongiorno,

    seguendo quanto espresso dalla segreteria tecnica provo a ragionare sul tema formazione.
    A mio avviso questo tema ruota attorno ad una precisa parola: CONSAPEVOLEZZA.
    Si è consapevoli di quanto la formazione nel mondo del lavoro sia importante, anzi indispensabile? Da qui bisognerebbe partire per comprendere il percorso da seguire.
    Immaginiamo un ragazzo, studente di terza media, alle prese con la decisione di scegliere l’istituto superiore che lo traghetterà nel modo del lavoro, a 19 anni, se non volesse proseguire il percorso di studi; con quale consapevolezza effettuerebbe questa scelta?
    A quell’età un ruolo importante dovrebbe averlo la famiglia. Con quale consapevolezza la famiglia può aiutare il ragazzo nella scelta?
    Anche se negli ultimi tempi qualcosa in tal senso si è fatto, ritengo sia ancora insufficiente per poter intraprendere una scelta in modo consapevole. Ne consegue, che un neodiplomato a colloquio con l’eventuale datore di lavoro, sia in grande difficoltà nel rispondere alla domanda: “Qual’è il motivo per cui hai scelto questo percorso di studi? ”
    Posso assicurare che in anni di colloqui ho sentito le risposte più disparate, alcune perfino divertenti, ma quasi mai ho sentito pronunciare le frasi “…perchè questa è la mia passione” “…perchè questo è quello che desideravo fare nella vita”.
    Domanda, si può avere passione per “qualcosa” che non si conosce? Si può desiderare “qualcosa per una vita intera” senza nemmeno sapere ciò che quel “qualcosa” richiede in termine di impegno quotidiano e formazione negli anni a seguire?
    Io credo di no… Su questa base, ritengo importante agevolare progetti in cui questi concetti trovino la massima espressione.
    Rimango in attesa del riscontro di altri partecipanti al tavolo.

    Saluti.

    A.Suman

    • Segreteria Tecnica -

      Grazie per la sollecitazione.
      Come si può tradurre in progettualità quanto da lei riportato? Ha qualche proposta in merito?

      Grazie
      La Segreteria Tecnica del Piano di Sviluppo del Canavese

      • Suman Alessandro -

        Buongiorno,
        in tal senso i progetti C2 e C3 sono quelli che rispondono meglio a questa esigenza.
        Ritengo importante creare un percorso in cui un ragazzo viene “accompagnato” realmente ad una scelta; far conoscere alle famiglie, le aziende del nostro territorio, potrebbe favorire una scelta più consapevole.
        Chiaramente un’iniziativa di questo tipo andrebbe strutturata in stretta collaborazione con le scuole; anche in questo caso la sinergia dovrebbe essere l’aspetto vincente su cui puntare.
        Percorsi come l’alternanza scuola-lavoro sono iniziative lodevoli, se strutturate nel modo corretto.
        Può un insegnante non conoscere nemmeno l’azienda in cui un proprio alunno ha operato in alternanza?
        Può un ragazzo essere lasciato solo a cercarsi un’azienda perché, testuali parole, “….devi fare delle ore in alternanza quindi cercati un’azienda che ti ospiti ! ”
        A noi è successo. Questo vuol dire prendere un’iniziativa e “calpestarla” !
        Con questo non voglio addossare oltremodo colpe al mondo scolastico, ma che un qualcosa non funzioni in modo grave, mi pare evidente.
        Altro tema degno di nota è il ricollocamento di persone in cerca di una nuova occupazione, C9.
        Oggi più che mai un giovane disoccupato o una persona che dopo i quaranta ha la sfortuna di non avere più un lavoro, vive un vero e proprio dramma!
        Le agenzie di lavoro interinale in cui queste persone “vagano”, non sono in grado di fornire una risposta, anche perché una persona da ricollocare, avrebbe bisogno di “formazione”.
        Se una persona disoccupata ha lavorato in un’azienda dove, per svariati motivi, non ha avuto modo di mantenersi aggiornato tecnologicamente, è inevitabilmente tagliato fuori da molte opportunità.
        Temo che l’introduzione dei sistemi legati all’industria 4.0 aprirà un divario ancora più grande, tra “chi è dentro e chi è fuori” dal mondo del lavoro.
        Faccio un esempio sportivo; può una persona che per 10 anni è stato abituato a camminare (lavoro), di punto in bianco non avere più l’opportunità di farlo (disoccupato) e alla prima occasione sentirsi chiedere di fare una maratona? (nuova opportunità lavorativa)
        E’ evidente che non può farlo, perché in mezzo è mancato una cosa concettualmente semplice: “Allenamento”
        Esiste un luogo dove allenarsi?
        Da questo semplice esempio, l’idea di ” un’azienda simulata” ritengo possa essere un’ipotesi interessante.
        Tutti questi temi, facendo un collegamento con il tavolo del lavoro, potrebbero essere inseriti nei progetti A1 e A9.

        Saluti.

        Alessandro Suman

  5. Paccapelo Rossella -

    Buonasera a tutti.

    Condivido l’importanza delle iniziative attivate sul nostro territorio, come l’alternanza scuola-lavoro, i PMI day, ecc., a cui come azienda abbiamo aderito. Sarebbe a mio avviso anche utile organizzare incontri tra imprese e genitori, tra giovani lavoratori e studenti, in modo che possano raccontare la loro esperienza diretta e avvicinare ancora di più le scuole al mondo del lavoro.

    Vorrei integrare la proposta di ulteriori iniziative “non sporadiche”, che possano trasmettere e radicare nel tempo una nuova cultura del lavoro.

    Partiamo da un dato: le imprese manifatturiere del nostro territorio, dove la richiesta di lavoro è elevata, faticano a reperire tecnici specializzati (a conferma di questo dato, basta fermarsi a leggere gli annunci sulle vetrine delle agenzie interinali).

    Il problema, prima ancora di parlare di istruzione e formazione, è CULTURALE. Il settore meccanico è considerato “di serie B”, identifica un lavoro poco gratificante dove “ci si sporca le mani” in un ambiente poco attraente. Proprio in questo settore vengono spesso indirizzati i figli maschi che hanno uno scarso rendimento scolastico, come se fosse una punizione.

    Ma molti non sanno che i requisiti richiesti in questo lavoro sono ben altri: buone basi di matematica, geometria solida, chimica, fisica, inglese tecnico, capacità mentali oltre che manuali, velocità di ragionamento, problem solving, ordine, precisione, senso di responsabilità e saper lavorare in squadra.

    Riflettevo su questo: anche un cuoco si sporca le mani in un ambiente poco confortevole come quello delle cucine, eppure oggi quello dello chef è diventato un mestiere di moda e prestigioso. Prova ne è la trasmissione televisiva “Masterchef”, che ha contribuito ad aumentare gli iscritti alle scuole alberghiere.

    Sorge dunque spontanea la domanda: “perché non pensare ad un programma TV su uno stile simile in ambito meccanico? La visibilità a livello mediatico e la continuità temporale di un’iniziativa come questa potrebbero facilmente diffondere una nuova cultura del lavoro come opportunità e non come qualcosa che si subisce e che svilisce. Potrebbe trasmettere la famosa CONSAPEVOLEZZA dell’importanza e delle prospettive di questo settore, appassionando il pubblico e facendogli scoprire aspetti che prima ignorava. Potrebbe recuperare l’importanza di valori come l’impegno, la costanza, il sacrificio, darsi degli obiettivi per crescere e migliorarsi anche da un punto di vista personale.

    Potrebbe essere questo un modo efficace per renderlo attraente? Farlo diventare “di moda” potrebbe essere una strategia vincente per avvicinare i giovani a questo settore e a far scoprire loro le opportunità che offre? Potrebbe diventare anche un’opportunità traversale per la produzione cinematografica del nostro territorio?

    Il programma potrebbe in parte svolgersi all’interno del nuovo laboratorio meccanico del CIAC, che sarà inaugurato il prossimo 8 novembre, e potrebbe anche essere pensato come una serie televisiva in cui inventarsi storie e situazioni di vita vicine a quelle dei giovani, ma non solo. Si potrebbe affrontare il tema della disoccupazione vista come opportunità di imparare un nuovo mestiere a cui appassionarsi, e in cui le diverse generazioni potrebbero trovare un punto d’incontro. La trasmissione potrebbe essere in parte finanziata da un’associazione no profit costituita da “sponsor angels” particolarmente sensibili alle finalità sociali e culturali dell’iniziativa.

    Ma una trasmissione televisiva da sola ovviamente non basterebbe, anche perché, a differenza della ristorazione, il settore meccanico è una nicchia. Sarebbero necessarie azioni di marketing attraverso i social, i canali Youtube, incontri, eventi, interviste, articoli, una linea di abbigliamento pensata apposta per i meccanici (coinvolgimento di aspiranti stilisti, settore tessile), ecc. Ossia, si potrebbe pensare a sinergie con altri ambiti apparentemente estranei al settore meccanico, per creare curiosità e curiose collaborazioni.
    La CURIOSITÀ potrebbe infatti diventare una strategia mirata ad “agganciare” l’interesse dei giovani su questo settore, e quindi anche a studiare e a formarsi con l’approccio corretto.

    Da tempo ho in mente un’iniziativa che coinvolgerebbe il liceo artistico di Castellamonte, ma potrebbe coinvolgere anche le scuole medie in attività artistiche manuali e digitali, legate alla meccanica. L’idea è nata qualche anno fa, quando in un momento di estro mi sono divertita a realizzare composizioni con il materiale di scarto delle nostre lavorazioni, colpita dalle sue forme. Ho successivamente fotografato ed elaborato a computer le composizioni, attribuendovi alcuni temi evocativi.
    Prendendo spunto da questi semplici esempi, ho pensato di proporre agli studenti un laboratorio artistico fornendo il nostro materiale e organizzando una premiazione dei lavori più belli. Si potrebbe in seguito organizzare una mostra di queste opere come iniziativa culturale chiamata “meccanica & oltre”, in cui il mondo meccanico incontra quello dell’arte. Potrebbe sembrare poco pertinente e utile, finchè non si pensa alla nostra seconda realtà imprenditoriale, nata appunto dal connubio tra design e meccanica.

    Ora mi fermo qui perché per oggi la mia fantasia ha “galoppato” abbastanza. Spero di non avervi annoiato e di aver lanciato sul tavolo qualche utile spunto operativo.

    Buona serata.

    Rossella Paccapelo

    • Galardi Claudio -

      Ciao Rossella, son Claudio Galardi tavolo sanità e welfare.
      Questa tua proposta mi appare come la cosa più azzeccata che fino ad ora abbiano prodotto i tavoli. Voglio escludere da questa “classifica” i lavori del tavolo al quale siedo, in quanto , a parte la mia suggestione che non indica un percorso da affrontare, ma piuttosto l’adozione o meno del risultato di un lavoro già svolto, le attività progettuali individuate sono tutte sottomesse alla definizione degli obiettivi e delle ipotesi di lavoro già contenute nelle “azioni sovraordinate” che da tempo si valutano e discutono sui tavoli istituzionali. Ciò non vuol dire che dal tavolo non debbano venire proposte da sostenere anche con forza, ma fare conti senza l’oste in questo campo potrebbe risultare lavoro sprecato.
      Venendo alla tua proposta, e siccome la creatività non ha limiti, l’idea della creazione di un “bisogno” di conoscenza e di immedesimazione prima e di realizzazione poi, a mezzo di media più o meno sofisticati(oggi tutti pienamente disponibili), che crei condizioni di riconoscibilità dei lavori “sporchi come tu li definisci” anche se comunque talentuosi e soprattutto necessari ora più di prima, dal momento che i giovani sarebbero più proiettati a diventare o astronauti, o piloti di F1, o finanzieri di alto bordo, o medici alla ER, potrebbe realmente “appassionare” intere categorie di giovani e di meno giovani. Teniamo sempre presente che a fianco dei giovani che non hanno ancora un lavoro stabile, a quelli che ce l’hanno ma precario, a quelli che non lo cercano più, ci sono anche i numerosissimi soggetti (magari quaranta e cinquantenni) che hanno ancora più di un ventennio di auspicabile e indispensabile impegno lavorativo.
      Come le numerosissime fiction hanno nel tempo riavvicinato il popolo della TV,ma più in generale l’opinione pubblica, al mondo delle forze armate viste nella accezione di supporto e sostegno alla civile convivenza (Carabinieri, Polizia in primis) , così un programma incentrato sulla rappresentazione del lavoro “manuale, ma non solo” come indispensabile contributo per tutti alla costruzione della dignità dell’individuo, certamente potrebbe attrarre la curiosità di molti e mettere basi per approfondimenti sia culturali sia di partecipazione.
      In sintesi un “amici” che sposti il tiro dal campo delle arti (corporee essenzialmente) a quello delle arti del fare (manuali di mestiere, di interazione semplice o complessa uomo-macchina, di rifinitura e aggiustaggio, ecc), rapportate alle tecnologie di maggior interesse-necessità in ambito regionale-nazionale, potrebbe sortire l’effetto desiderato e magari selezionare risorse preziose, diversamente orientate a fare (si spera) cose perfino non gratificanti, con retribuzione anche umiliante, pur di fare qualcosa.
      Ovviamente la stessa intuizione vale anche per settori diversi da quelli industriali, ma ugualmente alla ricerca di soluzioni “intermedie” difficilmente rintracciabili nei percorsi scolastici standard.
      Complimenti di nuovo e siccome credo nella contaminazione delle idee, avanti spediti senza paura di andare fuori tema.
      Un saluto a tutti.
      Claudio

  6. Paccapelo Rossella -

    Grazie, Claudio, per il tuo apprezzamento.

    Vorrei inserire qui uno spunto di riflessione partendo da questo articolo: https://search.app.goo.gl/x25e, che nel ribadire l’importanza di quanto ho già espresso, rivelandosi un aspetto evidentemente non solo locale, a mio avviso suggerisce iniziative simili anche sul nostro territorio.
    A proposito di nuovi talenti da promuovere e sponsorizzare, non pensate che un campionato pluri-regionale rivolto a giovani tornitori possa essere un ulteriore stimolo per la trasmissione televisiva proposta? E perchè non coinvolgere in questo campionato anche Ivrea, dove la meccanica è nata con l’Olivetti?

  7. Orlarei Paola -

    Buonasera a tutti, ho letto i progetti dei diversi tavoli a cui avevo l’accesso e ho pensato alcune cose che provo a raccontarvi. A me pare che il discorso del turismo possa essere una delle chiavi più interessanti per l’obiettivo che il progetto generale si propone anche perchè può mettere in collegamento la scuola con il mondo del lavoro funzionando, probabilmente come volano anche per altri settori. Ho provato a scrivere alcune riflessioni, un po’ lunghe, forse, ma nel tentativo di dare un contributo concreto all’avanzamento dei lavori a partire dall’ambito scolastico ho inserito anche alcuni riferimenti normativi che mi sembravano importanti. Nel Regolamento dell’autonomia scolastica (DPR 275 del 8 marzo1999) si prevede che “le istituzioni scolastiche, singolarmente, collegate in rete o tra loro consorziate, realizzino ampliamenti dell’offerta formativa che tengano conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali” (art 9 ), che “le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, a norma dell’articolo 8, concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo”.(art 4) e che “le istituzioni scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad essi per il raggiungimento delle proprie finalità istituzionali.” (art 7 ).
    A questo proposito ancora “l’art.1-bis del DPR n.567 del 10-10-1996 dice: ” Tutte le attività organizzate dalle istituzioni scolastiche sulla base di progetti educativi, anche in rete o in partenariato con altre istituzioni e agenzie del territorio, sono proprie della scuola; in particolare sono da considerare attività scolastiche a tutti gli effetti, ivi compresi quelli dell’ordinaria copertura assicurativa INAIL per conto dello Stato e quelli connessi alla tutela del diritto d’autore, tirocini, corsi post-diploma, attività extra curriculari culturali, di sport per tutti, agonistiche e preagonistiche e, comunque, tutte le attività svolte in base al presente regolamento.”
    Con riferimento a queste indicazioni ed alle nuove relative all’alternanza potrebbe essere interessante promuovere delle esperienze formative che coinvolgono con ruoli diversi gli studenti frequentanti le quarte e quinte classi degli istituti secondari superiori e quelli delle altre classi, fino alle medie. La proposta che ho elaborato mi pare conforme a quanto sancito dalla Legge 28 marzo 2003, n.53 “Delega al governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale” e in particolare dall’art.2, comma h dove si fa riferimento a:”…esercitazioni pratiche, esperienze formative e stage realizzati in Italia o all’estero, anche con periodi di inserimento nelle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, sono riconosciuti con specifiche certificazioni di competenza rilasciate dalle istituzioni scolastiche e formative…”, e ancora dall’art.2 comma i, “ i piani di studio personalizzati, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, contengono un nucleo fondamentale, omogeneo su base nazionale, che rispecchia la cultura, le tradizioni e l’identità nazionale e prevedono una quota, riservata alle regioni, relativa agli aspetti di interesse specifico delle stesse, anche collegata con le realtà locali”. Negli anni precedenti le attività di stage venivano valutate al pari delle discipline di studio e il decreto ministeriale n. 142/98 affermava in particolare ”Al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro sono promossi tirocini formativi e di orientamento…”. Le relative attività possono, quindi intendersi, per lo studente, come utili elementi di raccordo tra conoscenze di tipo teorico ed esperienza pratica, valutazione concreta del mercato del lavoro, primo “step” per la formazione di una vera e propria cultura dell’ambiente di lavoro e di definizione di una propria identità professionale.
    In particolare, nell’ottica della peer education, si potrebbero vedere come attori principali gli studenti che, quali “membri di un gruppo di appartenenza”, sarebbero responsabilizzati e formati in un rapporto di educazione reciproca, sia comprendendo e rispettando le diversità sociali e culturali, sia promuovendo un livello di socializzazione piu’ consapevole (si potrebbero prevedere anche dei momenti di scambio interculturale) con lo svolgimento di attività di aiuto a coetanei in situazione di rischio o di disagio.
    L’esperienza di seguito delineata permetterebbe agli studenti di acquisire informazioni, oltre che di formulare e condividere azioni comuni per sviluppare competenze e capacità fondamentali per la maturazione personale. Il compito principale dell’educazione, infatti, è quello di rafforzare il senso di efficacia individuale e collettiva per rendere gli studenti sicuri di sé e in grado di affrontare in modo costruttivo le difficoltà quotidiane senza scoraggiarsi. Nel rispetto di se stessi e degli altri, al fine del conseguimento del benessere psicosociale, gli studenti possono diventare attori principali della prevenzione del disagio giovanile derivante dalla frustrazione per la mancata appartenenza al gruppo che è, sicuramente, una delle cause principali di autoemarginazione e devianza. Dato che l’esperienza lavorativa è un momento decisivo per la maturazione dell’ identità professionale di ciascuno, nonchè per l’integrazione sociale e che il momento storico che stiamo vivendo impone un cambiamento radicale delle tradizionali forme di occupazione, un progetto che favorisca da parte dello studente l’assunzione del ruolo di “imprenditore di se stesso” potrebbe, sicuramente, andare in questa direzione. L’ innovazione dell’iniziativa proposta è infatti costituita dal coinvolgimento attivo dell’alunno sia nella fase preparatoria, sia in quella esecutiva (sovente negli stage il ragazzo era solo spettatore o finiva per essere adibito a mansioni divergenti da quelle enunciate nel progetto formativo). In concreto, gli studenti potrebbero, in team con altri colleghi e nel rispetto delle linee guida stabilite in fase progettuale e programmatica, ideare concretamente gli aspetti pratici dell’attività stessa. “Toccare” con mano la realtà lavorativa e gli aspetti ad essa connessi, il rispetto degli orari di lavoro, le difficoltà organizzative e gli imprevisti, il lavoro di gruppo, permettono non solo la percezione dei propri limiti, ma soprattutto delle proprie abilità. L’esperienza, favorendo la comprensione dei processi innovativi agevola, attraverso un percorso di “pre-inserimento”, l’entrata nel mercato del lavoro e può costituire uno strumento per l’incremento dell’autostima e per l’acquisizione di maggiore sicurezza nei rapporti interpersonali. Esso, inoltre, offre la possibilità di arricchire il proprio curriculum rappresentando un elemento di valutazione positivo ai fini occupazionali. L’esperienza formativa, in tal modo condotta, rappresenta uno stimolo “energico” ed incoraggiante per chi sceglierà di creare un’attività in proprio accollandosi il fatidico “rischio d’impresa”; scelta difficile ma tappa obbligata, soprattutto alla luce dei cambiamenti che, nel corso degli ultimi anni, hanno sconvolto l’intero sistema economico ed in particolare il mercato del lavoro. Con il tipo di progetto di seguito delineato si mira, quindi, alla diffusione dello spirito imprenditoriale, facendo comprendere la “cultura d’impresa”, riducendo il timore del rischio e facendo leva sul maggior numero possibile di potenziali imprenditori. L’idea si innesta, tra l’altro, concretamente, ad esempio con quanto affermato in una Comunicazione della Commissione delle Comunità Europee al Consiglio dell’11 febbraio 2004: “L’Unione Europea si impegna a promuovere lo spirito imprenditoriale nel quadro della sua strategia per trasformare la sua economia e costruire la sua futura forza economica e concorrenziale”.
    In concreto: il progetto riguarderebbe il “marketing turistico” basandosi, fondamentalmente, sull’attrazione di studenti che si recano in visite di istruzione sul territorio, canavesano ed eporediese.
    Gli ambiti centrali di interesse potrebbero essere volti a:
    *) integrazione culturale (Olivetti, Ivrea Unesco, San Bernardino/Spanzotti, ………): conoscenza degli aspetti “culturali, monumentali, paesaggistici, folcloristici e professionali”.(Visitare un territorio per conoscerne ogni aspetto vuol dire gustarne i profumi e sapori e quindi conoscerne i prodotti tipici e artigianali);
    *) visita a parchi e riserve naturali (cinque laghi, Serra morenica..): sensibilizzazione dello stu-dente alla considerazione della natura non solo come elemento da sfruttare ma come “risorsa di vita” e quindi sviluppo del senso di responsabilità connesso alla consapevolezza del proprio ruolo per la garanzia del mantenimento degli aspetti naturalistici del nostro pianeta;
    *) preparazione d’indirizzo (visita e partecipazione ad attività industriali/artigianali);
    *) partecipazione ad attività sportive (es. stadio della canoa, palestra d’arrampicata di Montestrutto…): attraverso la sensibilizzazione del rapporto studente – natura, sviluppo di nuovi interessi, in que-sto caso, a carattere sportivo, con l’incremento di abilità spendibili ecologicamente nell’ambiente di cui si è parte integrante.

    Un elemento fondamentale connesso all’intero progetto è l’immagine che il “package” turistico fornisce ai destinatari. Da qui l’idea di organizzare degli itinerari formativi che riescano a soddi-sfare i molteplici interessi degli studenti utilizzando come strategia comunicativa quella di far assumere il ruolo di attori agli stessi studenti presenti sul territorio oggetto dell’iniziativa che, per età e percorsi formativi simili a quelli dei “turisti/visitatori”, hanno un’esatta percezione dei bisogni e delle aspettative degli stessi proponendo, in particolare, dove possibile (sport, prepara-zione di indirizzo ecc.) un “assaggio” concreto delle attività effettuando una sorta di “ attività di orientamento diretta sul campo”.
    Molte regioni italiane possiedono dei “panieri di prodotti turistici” variegati e didatticamente in-teressanti. Un’ulteriore spinta motivazionale per gli stakeholder del progetto potrebbe essere la consapevolezza che il moltiplicatore economico del turismo è, al pari di quello occupazionale, uno dei più alti del sistema produttivo, in quanto costituisce, forse, l’unico settore in cui, con in-vestimenti ridotti si possono ottenere dei nuovi posti di lavoro. Pensando all’applicazione concreta del progetto si potrebbe pensare a degli “scambi” di classi ( es. gli studenti della Brianza vengono in Canavese e viceversa) cercando di raggiungere con il messaggio promozionale anche le famiglie ed i conoscenti degli ospiti con la finalità, non secondaria, di ottenere una sorta di “effetto volano”. A tal fine si potrebbe anche prevedere la consegna a ciascun visitatore di un vade-mecum o di un piccolo presente, frutto dell’artigianato locale.
    IN SINTESI:
    1) Innovazione e vantaggi per gli studenti
    – Coinvolgimento attivo degli studenti sia nella fase preparatoria che in quella esecutiva: lo studente è l’attore principale dell’iniziativa e il suo ruolo è quello di accogliere i colleghi provenienti da altre realtà assumendo la veste di “padrone di casa”.
    – sperimentazione diretta di attività valutate con la modalità della “valutazione autentica” e delle “rubrick” di competenze nel contesto di forme concrete di “flipped classroom” (fase progettuale, operativa e di “rendicontazione” finale)
    – Incentivazione all’autoimprenditorialità: agli studenti spetta, infatti, l’ideazione degli aspetti pratici del percorso proposto.
    – Azione formativa: per il visitatore si sviluppa la conoscenza diretta del “folklore”(nonché di prodotti tipici e artigianali).
    – Azione formativa: -) acquisizione di competenze tecniche.
    – ) responsabilizzazione e presa di coscienza della realtà lavorativa
    – ) credito formativo: al termine lo studente locale, ottiene un credito formati-vo,
    come riconoscimento formale dell’attività validamente svolta.
    (??Premio ad personam: allo studente che partecipa viene elargita una somma simbolica per l’impegno dimostrato.)
    – Possibilità di “impiego” futuro nel settore: lo studente che ha partecipato alla prima esperienza formativa, può assumere il ruolo di tutor per le successive edizioni del progetto.
    2) Attori
    – Studenti “Padroni di casa”: studenti frequentanti le quarte e quinte classi degli istituti superiori locali
    – Studenti “Visitatori”: studenti frequentanti scuole medie inferiori e superiori; iscritti università terza età; e, in prospettiva, studenti frequentanti scuole superiori provenienza Paesi UE.
    3) Ulteriori precisazioni (Fasi operative)
    Con il Progetto si intende organizzare e concretizzare nelle città e nei comuni del territorio, dei percorsi i cui destinatari sono rappresentati dagli iscritti all’università della terza età, dagli stu-denti frequentanti le scuole medie inferiori e superiori nonché dagli studenti degli istituti superio-ri provenienti da altri paesi UE. (Con il coordinamento del tavolo di lavoro che ha ideato l’iniziativa).
    In particolare gli studenti di ciascuna istituzione scolastica presente sul territorio, sotto la supervi-sione di un docente nominato come tutor dall’istituto di appartenenza, sono incaricati di eseguire un particolare incarico da gestire da solo e/o in gruppo.
    Indicativamente e a titolo esemplificativo:
    Gli istituti per i servizi alberghieri e della ristorazione, di concerto con quelli per i servizi commerciali e turistici, potrebbero occuparsi di:
    – accogliere i visitatori con i costumi locali;
    – accompagnare i visitatori nelle strutture ricettive;
    – supportare o sostituire la guida turistica;
    – preparare i pasti e servizio ai tavoli;
    – allestire e arredare le sale di ristorazione secondo lo stile antico del luogo.
    I licei potrebbero occuparsi di:
    – scrivere il contenuto del vademecum da consegnare a ciascun visitatore;
    – curare la parte descrittiva del sito dedicato.
    – gli artistici, in particolare, potrebbero occuparsi di:
    – realizzare gli aspetti grafici del vademecum;
    – realizzare gli aspetti pubblicitari (locandine, brochures, manifesti, ecc.)
    Gli istituti per l’industria e l’artigianato:
    – creare, per esempio, i costumi locali.
    Gli istituti tecnici commerciali potrebbero:
    – formulare preventivi degli acquisti, gestire la cassa e stilare la rendicontazione.
    E di concerto con gli istituti tecnici industriali:
    – progettare e realizzare il sito dedicato.
    Gli istituti per l’agricoltura e la viticoltura potrebbero occuparsi di :
    – gestione del verde, preparazione composizioni floreali, guida ai prodotti tipici locali

    Possibili soggetti da coinvolgere: Aziende trasporto locale / Trenitalia/ Agenzie Turistiche del ter-ritorio/ Riviste specializzate (es. Trekking …)
    ———————————
    Sulla spinta dell’attuazione del progetto potrebbero nascere nuove iniziative volte alla promozio-ne del patrimonio storico e paesaggistico locale. Ad esempio, in collegamento con la proposta del-la SpinaVELO / smart land

    – Collegamento possibile con progetti di altri tavoli:
    A.9 : polo formativo tecnologico e fieristico del Canavese
    D.5: creazione di un luogo unico olivettiano, un polo museale e di cultura
    C.4 : museo didattico Olivetti delle tecnologie e del lavoro
    C.3 : orientamento e rapporto tra scuola e impresa
    C.8 : sviluppo formazione dedicata agli operatori (turismo)
    x.x : IVREA (sito UNESCO)

    Ancora due piccole integrazioni che ho pensato per altri progetti:
    C.4 sarebbe interessante pensare al coinvolgimento degli studenti delle superiori nello stesso spirito/ottica della progettualità precedentemente illustrata?
    C.8 nella descrizione, al terzo punto, mi sembrerebbe importante aggiungere “gestione di eventi critici nel rapporto con il cliente”
    C.17 Sviluppo apprendimento scolastico d’avanguardia – nella descrizione: Classi Agora’, Flipped Classroom (come metodologie di lavoro)

    E’ solo un’idea, ovviamente perfezionabile, con il contributo di tutti.
    Ultimissima cosa trovo molto interessante l’idea del campionato regionale e penso anche che si potrebbe integrare anche con il discorso precedentemente fatto in un quadro sinergico anche con C8, C3, C4 e D5.
    Un saluto a tutti Paola

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