Il percorso della Partnership per lo sviluppo territoriale in Canavese: il Piano di Sviluppo e l’Agenzia per lo Sviluppo del Canavese

L’Agenzia per lo Sviluppo del Canavese poggia le sue basi sul lavoro svolto dal territorio con il Piano di Sviluppo del Canavese, uno strumento di programmazione negoziata condiviso tra le forze economico-sociali e politico-amministrative del territorio, incardinato su quattro assi tematici – Industria e Attività produttive, Infrastrutture e Trasporti, Formazione e Istruzione, Turismo Cultura e Sport – e costruito per individuare e realizzare le priorità per il Canavese portando il territorio a“fare squadra”.

Il Piano di Sviluppo del Canavese è nato sulla base del lavoro svolto da Confindustria Canavese con il Progetto “Strategie per il Canavese”, che di fatto ne ha rappresentato la Fase Strategica, sviluppato negli anni dal 2012 al 2015 e completato con la pubblicazione del volume“Strategie per il Canavese: Dieci anni di studi e ricerche sul territorio” che condensa gli studi e le ricerche effettuate sul Canavese a partire da quello realizzato dal Censis nell’anno 2001.

A questa prima Fase Strategica ha poi fatto seguito una seconda Fase Operativa contraddistinta da due momenti distinti: un primo momento rappresentato da una fase di ascolto e un secondo momento rappresentato da una fase progettuale

La fase di ascolto, nel corso dell’anno 2016, ha visto realizzare dagli attori economici e sociali una consultazione da parte delle Rappresentanze Datoriali e delle Parti Sindacali delle imprese e degli stakeholder del territorio. Analoga attività è stata compiuta contestualmente dagli attori politici e amministrativi che hanno ascoltato e si sono relazionati con i Portavoce e i Sindaci delle aree omogenee del Canavese. Nel primo trimestre del 2017 sono stati condivisi i risultati. Dagli incontri effettuati sono emerse 113 idee progettuali distinte sui quattro assi tematici indicati in precedenza. I risultati sono stati presentati in una conferenza stampa il 22 maggio 2017.

La fase progettuale, sviluppata nel secondo semestre del 2017 e nel primo semestre del 2018, ha visto la creazione di quattro tavoli di lavoro tematici – uno per ogni asse tematico indicato in precedenza caratterizzati dalla partecipazione complessiva di 334 persone tra imprenditori, rappresentanti di datoriali e sindacati, stakeholder e rappresentanti delle istituzioni – e di un tavolo destinato all’organizzazione con il coordinamento e la collaborazione di un ente terzo rappresentato da Centro Studio Sintesi. La fase progettuale ha visto lo svolgersi di incontri “verticali” dei singoli tavoli di lavoro e di incontri “orizzontali” in sessione plenaria. La fase progettuale ha determinato in 77 le priorità progettuali del Piano di Sviluppo e si è conclusa con la realizzazione di un evento pubblico il 28 giugno 2018

Nel secondo semestre del 2018, con il completamento della Fase Operativa, ha preso il via la terza Fase del Piano di Sviluppo del Canavese, quella Esecutiva,che, con la creazione dell’Agenzia per lo Sviluppo del Canavese, partendo dagli obiettivi e dalle priorità progettuali emerse dalle attività dei tavoli di lavoro nella Fase Operativa, vede lo sforzo congiunto delle forze economico-sociali e politico-amministrative del territorio, congiuntamente rappresentate nell’Agenzia, teso alla realizzazione delle progettualità sino ad oggi emerse ed a quelle che emergeranno nel futuro

I primi compiti dell’Agenzia per lo Sviluppo, dopo la definizione del Consiglio Direttivo e del Consiglio Generale, sono stati quelli di produrre un quadro degli interventi di maggior significato tra quelli inseriti nel Piano di Sviluppo e, sulla base delle scelte fatte, di assegnare alle Commissioni di lavoro il compito di svilupparli.

La competitività di un territorio dipende dalla capacità dei molteplici soggetti in esso presenti di “fare sistema”, ovvero di sviluppare un insieme di relazioni e di avviare un insieme condiviso di interventi per il miglioramento dell’ambiente sociale ed economico, il quale ha bisogno di fiducia e di evitare“fughe in solitaria” che non portano benefici durevoli. Per vincere la sfida tra piattaforme territoriali occorre costruire pazientemente una regia di grande respiro, quale sintesi di volontà pubbliche ed energie imprenditoriali private a tutto campo, mobilitando tutte le risorse locali disponibili, di qualunque tipo esse siano, al fine di creare un ambiente favorevole allo sviluppo sulla base delle specificità e delle ricchezze del territorio. Al contempo è necessario rafforzare la capacità del territorio stesso nel cercare,in tutta autonomia, le vie di sviluppo che ne confermino identità e vocazioni e ne facciano emergere di nuove.

Partendo dal presupposto che il Canavese è un territorio estremamente articolato,  ciascuna sub-area risulta essere contraddistinta da una forte identità, è proprio in un territorio come questo, caratterizzato da una forte frammentazione amministrativa e dalla presenza di una pluralità di soggetti pubblici e privati, che si rende necessario quel processo che favorisce il confronto tra soggetti diversi e l’emergere di un sentire comune e di una strategia condivisa delle prospettive di sviluppo.

L’Agenzia per lo Sviluppo del Canavese vuole essere esattamente questo. Non tanto e non solo il luogo di condivisione di un insieme di schede progettuali che sottendono ad azioni concrete ma lo strumento atto a riaffermare la coralità di un territorio che esprime in questo modo un modello di organizzazione “comunitaria” dove le politiche di sviluppo vengono scelte e realizzate grazie a un percorso di condivisione e divisione strategica inclusiva. Un modello di lavoro che porta i 162 Comuni e i quasi 400.000 abitanti a ragionare e a parlare “con una voce sola” per perseguire un vero “gioco di squadra”.

Il presupposto sul quale si basa la programmazione negoziata, infatti, è che lo sviluppo economico di un territorio non è racchiuso nelle scelte industriali di un settore o di una singola impresa ma dipende da quei fattori che danno competitività all’intera piattaforma territoriale: reti produttive, reti di servizi all’impresa, reti logistiche, sistemi efficienti di organizzazione del mercato del lavoro, della formazione, della pubblica amministrazione, del welfare locale, delle infrastrutture, governance del territorio con un approccio sistemico ed integrato.

Una delle ragioni principali per cui alcune piattaforme territoriali ottengono maggiori successi economici di altre è dovuta alla capacità di utilizzare tutte le risorse locali disponibili e di coordinare l’utilizzo di risorse diverse per creare una coerenza di sistema rispetto agli sforzi dei singoli e dei gruppi.Il passaggio ad un’organizzazione o partnership del sistema degli attori pubblici e privati di un territorio ha dimostrato di essere vitale per sostenere la crescita nel medio-lungo periodo: questo,infatti, richiede una costante flessibilità e la capacità dei diversi soggetti di operare in rete. La forza della partnership tra pubblico e privato è proprio legata alla capacità di mobilitare il mix di territorio dei fattori economici,sociali, di intervento pubblico e di iniziative private, con una “capacità di coesione” che deve essere valorizzata e salvaguardata come patrimonio prezioso,in quanto dimostra la propensione degli attori pubblici e privati locali ad assumersi responsabilità per difendere gli interessi generali del territorio.

La partnership pubblico-privata introduce un sistema di management diffuso arrivando a coinvolgere i cittadini di un territorio attraverso tutte le forme di rappresentanza. Il sistema di alleanze si stabilisce a partire dal“profitto” della partnership e dalla sua capacità di ottenere risultati, ovvero dalla sua propensione a far lavorare sinergicamente le varie anime che la compongono, dal saper instaurare rapporti utili allo sviluppo del territorio e dalle sue capacità di acquisire un peso specifico nei rapporti con i livelli regionale, nazionale, europeo. Il risultato è un modello di sviluppo territoriale fondato su una forte integrazione tra pubblico e privato in cui la somma tra l’interesse sociale,l’interesse economico e l’interesse politico diventano l’interesse generale.

Il nostro territorio è davanti ad una sfida cui si è arrivati grazie ad un profondo ripensamento dei propri punti di forza e di debolezza: un ripensamento che ha consentito di individuare potenziali percorsi di crescita ed ha evidenziato le nostre criticità. L’elemento catalizzatore è stato lo strumento– il Piano di Sviluppo – nel quale i diversi attori pubblici e privati si sono incontrati in modo propositivo rispettando le proprie nature e ruoli. Il risultato è stato quello di confermare il territorio come un sistema complesso,composto di attori diversi con caratteristiche ed interessi diversi, ed identificare percorsi di partnershipche possono sfruttare pienamente le sinergie esistenti.

Ma se la natura “virtuale” degli strumenti di concertazione e di partnership non trova uno sviluppo nella presenza di un “braccio operativo”, una struttura di gestione organizzata che lavori identificando, tracciando e favorendo i percorsi di crescita del territorio – un’Agenzia per lo Sviluppo appunto – il rischio di “dissolvimento”dei risultati apprezzabili impedisce il reale esplicitarsi di tutte le potenzialità: l’auspicio è quindi che l’Agenzia per lo Sviluppo sia luogo di confronto, elaborazione, definizione delle priorità e della rete di alleanze;strumento di collaborazione nelle progettualità e coordinamento funzionale alla realizzazione delle iniziative; mezzo di consolidamento di un’identità territoriale,di accrescimento dell’attrattività del territorio, di valorizzazione e comunicazione del territorio stesso.

Il percorso che sta facendo il Canavese è prima di tutto un grande sforzo organizzativo. Mettere attorno ad unico tavolo tutti gli attori pubblici e privati non è stata e non è un’operazione semplice. Convincere poi gli stessi soggetti che è necessario ragionare insieme sullo sviluppo futuro di un territorio è perlomeno altrettanto difficile. Ebbene, per la prima volta – dopo i processi di governance territoriali in corrispondenza della candidatura di Ivrea a sede di Provincia negli anni ottanta e del Patto Territoriale del Canavese negli anni novanta che però avevano entrambi nature diverse – il territorio può dotarsi, in maniera autonoma, di una cabina di regia mediante lo sviluppo di un movimento totalmente spontaneo e tutto interno al territorio stesso. Il Canavese è stato da sempre un territorio ricco di iniziative che a volte hanno dato l’idea di non essere coordinate tra di loro ed organizzate e gestite secondo un quadro unitario. La costituzione di un organismo adhoc, l’Agenzia per lo Sviluppo, può e deve fungere da strumento unitario del territorio e come tavolo di lavoro comune, per analizzare in prospettiva unitaria le problematiche territoriali mediante il coordinamento delle attività realizzate dai diversi enti pubblici e privati operanti sul territorio. Questo organismo operativo deve essere attivo snello ed in grado di facilitare ed assistere tutte le collaborazioni necessarie per raggiungere lo scopo prefissato.

Se tutto questo si dovesse realizzare il metodo che ha governato questa stagione potrà diventare la costante per il territorio e lo sforzo fatto diventerà una costante nel tempo. L’economia e la politica possono e devono tornare ad essere “quello che erano in origine”,ovvero lo studio dell’organizzazione sociale più favorevole al benessere delle comunità: su questo assioma poggia le fondamenta il percorso che l’economia e la politica del territorio stanno iniziando, e ci auguriamo continueranno, a fare insieme.

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