12 Settembre – 10 Ottobre 2021 | Officine ICO | Ivrea – Via Jervis, 11

Orario di visita (festivi inclusi) dalle ore 10 alle ore 18

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Ergotech
reale mutua

Si ringraziano

Nella straordinaria cornice delle Officine ICO, uno dei cuori pulsanti del polo industriale di Ivrea voluto da Adriano Olivetti, Ernesto Morales è protagonista di una personale che ripercorre la sua indagine degli ultimi quindici anni. In mostra, una serie di lavori nei quali il soggetto dell’architettura si fa pretesto per una ricerca sullo spirito dei luoghi e sul ruolo simbolico della città.
Con la sua pittura suggestiva, intrisa di simbologie, profondamente ancorata ai capisaldi della tradizione e tuttavia prepotentemente contemporanea, l’artista ci conduce attraverso luoghi sognanti e sognati, ricostruiti attraverso una memoria personale e collettiva.
Nelle due vedute di Roma, ad esempio, la città emerge come un’apparizione tra nebbie impalpabili: qui l’artista mette in atto un ribaltamento delle epoche e del tempo che sovrappone le architetture antiche dell’Isola Tiberina e la modernità della Stazione Termini in un’unica visione capace di cristallizzare l’anima del luogo in un istante eterno.

Nei ponti, l’orizzonte si fa più ampio e la lettura si arricchisce di suggestioni. Condotti su scale ridotte di grigi, scanditi in spazi ampi e ariosi che non disdegnano tentazioni astratte, illuminati da segni a contrasto che fungono da bussole per il nostro sguardo smarrito e completati da scritte indecifrabili che aggiungono stratificazioni di senso, i Bridges di Ernesto Morales sono da un lato il racconto autobiografico di un artista viaggiatore che ha vissuto in tanti luoghi (dal Sudamerica all’Europa) per scoprirne i sapori, e dall’altro un gioco ingaggiato con lo spettatore. Un trucco da prestigiatore capace di portarci verso un altrove sia fisico che simbolico, invitandoci a percorrere con l’immaginazione prospettive infinite che si tuffano oltre l’orizzonte; mentre l’iconografia mette alla prova la nostra percezione con immagini di luoghi possibili ma non del tutto reali, frutto di una ricostruzione mnemonica che partendo dalla mente dell’artista ci coinvolge e ci incanta.

E poi ci sono gli Equinozi, dove il momento della perfetta equivalenza tra il giorno e la notte diventa racconto intriso di simboli, oppure dove la luminescenza dell’oro si dispiega in atmosfere esoteriche, in simbologie alchemiche, in spazi onirici, mentre la pittura va facendosi sempre più libera e selvaggia.
In mostra, i temi cari all’artista – dalla nuvola, centro di una delle sue ricerche più importanti legate alla trasformazione e all’impermanenza, fino alla città – si dispiegano in un racconto denso e coerente che ingaggia, opere dopo opera, un dialogo serrato con lo spazio in cui è ospitato.

Ernesto Morales

L’artista italo-argentino Ernesto Morales nasce nel 1974 a Montevideo, in Uruguay, e inizia la sua carriera a Buenos Aires dove ha vissuto fino al 2006 per poi trasferirsi in Europa. Dopo un primo periodo a Parigi stabilisce il suo studio in Italia, inizialmente a Roma e dal 2011 a Torino.

La sua carriera artistica lo ha condotto negli ultimi venti anni a realizzare mostre in musei e gallerie d’arte in molti Paesi, tra i quali Stati Uniti, Italia, Francia, Germania, Spagna, Ungheria, Cina, Singapore, Malesia, Tailandia, Argentina, Brasile, Messico e Uruguay. Ha partecipato a numerose fiere internazionali e tra il 2009 e il 2015 ha rappresentato istituzionalmente i Governi di Italia, Argentina e Uruguay con una serie di importanti esposizioni personali realizzate in vari musei.
Nel 2019 viene allestita a New York la sua retrospettiva “Mindscapes” presso il Consolato Generale della Repubblica Argentina.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati molti volumi monografici dedicati al suo lavoro tra i quali: “Memoria dell’impermanenza” (Cuneo - New York, 2019), “Il Tempo della Distanza” (Genova, 2010), “The invisible bridges” (Singapore, 2014), “Traces of memory” (New York, 2015), “Il giorno come la notte” (Torino, 2015), “Distance” (Milano, 2016), “Aurum” (Milano, 2017), “Mari migranti” (Rapallo, 2012). Inoltre sono stati pubblicati diversi libri d’artista tra cui: “Arbolecer”(Argentina, 2020), “Trentatré Haiku (Italia, 2020), “L’Aleph, visioni parallele” (Italia, 2021).

Formazione: Durante il periodo formativo a Buenos Aires, nel 1999 ha ottenuto il titolo di Professore di Belle Arti e nel 2005 ha conseguito un Dottorato in Arti Visive presso l’Universidad de Bellas Artes. Dal 1999 al 2006 ha insegnato Pittura e Storia dell’Arte presso l’Universidad de Buenos Aires e ha rivestito l'incarico di Direttore dell’Academia de Bellas Artes de Buenos Aires.

La ricerca artistica di Ernesto Morales si contraddistingue per un forte impegno teso ad indagare tematiche legate all'impermanenza, alla memoria e alla distanza attraverso l'elaborazione pittorica sia di elementi tratti dalla natura colti nella loro dimensione simbolica, che di onirici paesaggi urbani avvolti dal silenzio di atmosfere metafisiche.